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Blocco Studentesco: Varese, dossier Università

Blocco Studentesco Varese:ecco come si promuove la ricerca all'Insubria

Cronaca di un “colpo di stato” in salsa accademica

A seguire uno studio effettuato da Stefano Beccardi, responsabile provinciale del Blocco Studentesco in merito all' ingresso dei privati nell'Università dell'Insubria

Ricerca: parola cara a coloro che frequentano attivamente il mondo accademico, persone che vogliono mettere in pratica le nozioni studiate o che non si accontentano della frontiera già raggiunta.

Però ricerca è anche una missione bistrattata, una risorsa sottovalutata in nome del pareggio di bilancio, da parte di ogni istituzione, ad ogni livello situazione che crea disagio, che causa proteste e qualche proclama (di troppo): è il momento in cui qualche “benefattore” si fa avanti.

Il nostro studio verte proprio su quello, un breve excursus sulle “caritatevoli” figure che si stanno avvicinando all'Insubria.

Il nostro interesse nasce da un articolo: “Dalla parte della ricerca, nel suo significato più alto” (Varesenews.it, 21 gennaio 2010), pubblicato in concomitanza di un convegno tenutosi presso l'Aula Magna dell'Insubria in Via Ravasi, dal titolo “Economia e diritto”, primo impegno ufficiale della Fondazione G. Valcavi.

Ma cos'è la Fondazione Giovanni Valcavi? “Era un sogno che il Rettore Renzo Dionigi coccolava da anni: avere una fondazione tutta "sua", a cui appoggiarsi per dare ossigeno ai laboratori di ricerca. Cercava, il rettore, una cordata di imprenditori locali, innamorati del territorio e di questa ricchezza culturale che è l'Università dell'Insubria.

Questo sogno si è concretizzato davanti ad un notaio: al fianco del Rettore Dionigi, a firmare la nascita di una Fondazione, l'amico di sempre, quel Giovanni Calcavi che, nei giorni del fermento culturale che portò alla nascita dell'ateneo nel 1972, si mosse con entusiasmo e grande capacità organizzativa.”Prosegue poi l'articolo:“L'istituto di natura privata, che porta il nome del suo fondatore, è nato con una dotazione economica importante per poter iniziare a sostenere la già consistente attività di ricerca che l'Insubria, in dieci anni, è riuscita a creare: attorno al suo nucleo iniziale, si potrà e dovrà raccogliere un movimento che le province di Varese e Como, con il loro ricco tessuto economico e imprenditoriale, possono assicurare. La Fondazione si muoverà come l'istituto che, in terra elvetica, supporta e sostiene l'attività dell'USI, l'Università della Svizzera Italiana.”

Per chi conosce la direzione verso cui viene mossa l'università italiana in questi anni, la compresenza di parole come università ed imprenditoriale nello stesso periodo, genera dubbi e timori o in pochi casi notevoli speranze, in fondo, dipende sempre dal punto di vista, infatti si passa in poche righe ad una affermazione precisa e circostanziata:“Si incaricherà della promozione dei fondi, pubblici o privati, amministrerà e gestirà, in favore e per conto dell'Università, strutture di servizio, edifici e sedi.”

Ma quindi? Questa fondazione, nata due anni or sono, viene costituita con il proposito di esautorare gli organi legittimi rappresentativi delle componenti accademiche dalle loro funzioni di controllo, indirizzo e amministrazione?

Gli organi dell'Ateneo abdicano a favore di questa organizzazione privata, che non solo “dà ossigeno ai laboratori di ricerca”, ma “gestirà, in favore e per conto dell'Università, strutture di servizio, edifici e sedi”. Esternalizzazione dei servizi e dell'amministrazione, insomma.

Torniamo all'articolo da cui è partito il nostro interesse per la vicenda: l'articolo datato 21/01/2010 tra le righe afferma che: “Un'occasione per annunciare la partenza effettiva dell'attività dell'organizzazione che è nata nel 2008 ma è operativa, dopo gli adempimenti necessari, effettivamente da circa un mese e mezzo.”

Ora, un profano e “malpensante” potrebbe fare due calcoli temporali: 2008 prima riforma Gelmini; novembre 2009, approvazione ddl seconda riforma Gelmini con apertura ai privati dell'università, con svilimento del ruolo del Senato Accademico (organo elettivo), che assume via via un ruolo formale, a favore del CdA, come ogni buona società-impresa che si rispetti. Secondo la riforma, poi, il 40% dei componenti del CdA è esterno ai ruoli dell'Ateneo, quindi privato.

A Varese, sorpresa, abbiamo già un CdA “parallelo” per la gestione della ricerca e delle strutture dell'Insubria.

Questa lieta novella giunge dopo che settimana scorsa (19 gennaio), su “La Provincia di Como”, a seguito degli Stati Generali dell'Insubria, il Magnifico Rettore Dionigi così trovava la soluzione ai problemi del nostro Ateneo:

«Ho incontrato più volte il ministro Gelmini - ha riferito il rettore - e mi ha detto che vi è un’intesa tra le parti politiche per applicare la riforma subito dopo le elezioni regionali. Ci sono in particolare due aspetti del Ddl, la "governance" a la ristrutturazione dipartimentale, che ci vedono molto favorevoli. Soprattutto la seconda intendiamo sperimentarla il prima possibile, a prescindere dai tempi di attuazione della riforma». «Scompariranno le facoltà - ha annunciato Dionigi - e avremo dei macrodipartimenti di 35-40 docenti minimo, che si occuperanno sia della didattica che della ricerca.

L’altra novità riguarda la "governance", ovvero il Consiglio di amministrazione - ha spiegato il rettore - che assumerà anche i poteri di indirizzo, ora detenuti dal Senato accademico, e dovrà essere composto per il 40% da manager di grande competenza presenti sul territorio».

Insomma, dopo le prossime elezioni regionali (con magari qualche politico promoter al posto giusto) vedremo fuochi d'artificio, la botta di grazia è dietro l'angolo.

Ma il Blocco non resterà certo a guardare.

Fonti:

http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=162049

http://www3.varesenews.it/scuola/articolo.php?id=96889

http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cronaca/112533_linsubria_fonde_como_e_varese_basta_liti_docenti_in_comune

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