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CasaPound Italia: "Electrolux: a 700 euro non si lavora, si muore. Grazie Unione Europea".

Solaro (Milano), Azzano San Paolo (Bergamo) 1 Febbraio - ''Se stare nell'Unione europea vuol dire una corsa al ribasso di salari e tutele sociali allora è meglio starne fuori. L'Italia non sarà mai il Bangladesh d'Europa''. Lo afferma in una nota il vicepresidente di CasaPound Italia Simone Di Stefano che boccia come ''indecente e inaccettabile'' la proposta della proprietà svedese di Electrolux di dimezzare gli stipendi negli stabilimenti italiani della società per allinearli a quelli polacchi, nel frattempo peraltro chiudendo la fabbrica pordenonese.

Secondo Di Stefano, ''le responsabilità della disastrosa situazione in cui versa il sistema industriale italiano sono l'ovvia conseguenza della gestione di questo paese negli ultimi 20 anni da parte di una classe politica composta da camerieri dei poteri forti e dell'Ue, che continua ad abbassare la testa, non esitando a sacrificare il futuro del proprio popolo in nome di quei trattati che ci obbligheranno a pagare 50 miliardi da quest'anno''.

''Intervenire in questo sistema economico comatoso è fondamentale - prosegue il vicepresidente di Cpi - tagliare le tasse sul lavoro per favorire investimenti esterni, snellire la macchina farraginosa della burocrazia e rivedere le forme di alcuni contratti è una priorità da affrontare, ma senza intaccare i diritti sociali dei lavoratori, sacrificati più volte in nome di quella cosiddetta competitività, oramai divenuta sinonimo di precarietà. E' inaccettabile che l'Italia diventi il Bangladesh d'Europa, un paese dove si vorrebbe produrre senza diritti sociali, senza regole ambientali e con un sindacato fantoccio e sterile nelle proposte. Occorre che lo Stato intervenga con urgenza nell'economia reale e riscopra il suo ruolo di attore principale per il bene della Nazione, sottraendosi al ruolo infame di esattore delle tasse di Bruxelles''.

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Solaro (Milano) 
 
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Azzano San Paolo (Bergamo)
 
 
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CPI Milano: Fuori dalla crisi. Uscire dal debito con una moneta sovrana.

Milano, 27 Gennaio - Venerdì 31 Gennaio 2014, dalle ore 21.00 presso il Pub Roccabruna, in Via Longarone 18/4 , Milano.

Interverranno: Alberto Micalizzi (Economista), Giuseppe Maneggio (CasaPound Italia).
 
 
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CasaPound Italia in piazza a Milano per i Marò

Milano, 24 gennaio - Manifestazione di CasaPound Italia per i Marò di fronte al palazzo dove si svolge il ricevimento per la Giornata nazionale della Repubblica dell'India.

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Lecco: CasaPound al ministro Kyenge, “Un pezzo di carta non rende italiani”

Lecco, 18 gennaio - “Un pezzo di carta non rende italiani”. E’ il testo dello striscione e dei manifesti affissi nei Comuni di Osnago e Valmadrera da CasaPound Italia Lecco, in occasione della visita in città del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge.

“Riteniamo che il principio dello Ius soli, per cui – si legge in una nota – chi nasce in Italia è automaticamente italiano, sia assolutamente insensato. Il senso di appartenenza a una Nazione è frutto di un retaggio culturale profondo e consolidato nel tempo, tant’è che in Europa e in buona parte del resto del mondo nessuno si sogna di delegare una questione così delicata a un pezzo di carta. Lo Ius soli è, invece, tipico di quei Paesi che sono stati colonie, per la sola finalità del ripopolamento”. 

“Viceversa – prosegue Cpi - crediamo che lo Ius sanguinis, cioè il diritto di nazionalità per filiazione, sia il più logico. Del resto, è una semplice regola di buon senso che prende atto del fatto che la società è basata sul legame generazionale, sulla cultura e sulle usanze che vengono tramandate prima di tutto all’interno del nucleo familiare. Nulla a che vedere, dunque, con un retaggio medievale e obsoleto, come vorrebbero farci credere i fanatici dell’integrazione forzata”.

“Ci chiediamo – aggiunge Cpi – in che modo l’assegnazione a priori della cittadinanza possa favorire l’integrazione, sia da un punto di vista culturale, sia da un punto di vista pragmatico: un pezzo di carta non trasmette una cultura millenaria come la nostra, mentre diritti come quello al voto o alla partecipazione ai concorsi pubblici sono garantiti all’immigrato esattamente come agli italiani. La legge attuale, infatti, prevede che vi possa accedere una volta raggiunta la maggiore età, qualora scelga la cittadinanza italiana”. 

“Inoltre, lo Ius soli, se diventasse legge, aprirebbe degli scenari preoccupanti dal punto di vista delle migrazioni dei popoli: incrementerebbe l’afflusso di persone che poi verrebbero usate nel meccanismo capitalistico dello sfruttamento della manodopera a bassissimo costo, aumentando la precarizzazione dei lavoratori e mettendoli in competizione al ribasso tra di loro. Tutt’altro che una risorsa, come vorrebbero farci credere. Creerebbe, poi - conclude Cpi - una società che non sarebbe multirazziale, ma multirazzista, andando a consolidare il fenomeno dei ghetti di etnie diverse nelle nostre città. Nulla a che vedere con l’idea di meltin’ pot sul modello americano che certi benpensanti, al governo e non, vorrebbero per il nostro Paese. Parlano di integrazione, ma dimenticano che la vera cultura sta nel riconoscere e apprezzare le culture diverse dalla nostra, non nel crearne una nuova integrata”.

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CasaPound protesta davanti alla Benetton, “gli aumenti autostradali più puntuali dei saldi”

Varese, 11 gennaio – Un volantinaggio davanti alla Benetton di via Vittorio Veneto "per protestare contro l'aumento tariffario della Milano-Laghi, voluto da Autostrade per l’Italia e autorizzato dal Governo, e per informare i cittadini su chi si cela dietro l’aumento del 100% in 10 anni sulla tratta Varese-Milano”. A realizzarlo oggi pomeriggio è stata CasaPound Italia, che ricorda come nel nostro Paese ci sia "un numero ristretto di famiglie che detengono il controllo del mondo imprenditoriale nazionale". 

"I Benetton - sottolinea il movimento - sono una di queste. Attraverso la holding di famiglia hanno interessi in quasi ogni campo della vita economica italiana. Alitalia, Autogrill, Aeroporti di Roma sono solo una parte dei possedimenti di stampo feudale della famiglia, molti dei quali frutto di privatizzazioni e svendite facilitate dalla politica amica".

"Giova poi ricordare - prosegue la nota - che il sistema autostradale italiano è formato da un gestore unico (Anas) e 26 società concessionarie. Il problema cronico del sistema sta nell'ampia discrezionalità e nell'assoluta mancanza di trasparenza nella politica tariffaria. Le concessioni sono di norma assegnate senza gara, a prezzi irrisori e per periodi di tempo molto lunghi (50 anni), oltretutto a lavori infrastrutturali ultimati e già ampiamente ammortizzati. In questi casi - si legge ancora - le tariffe non coprono voci di costo ma vanno semplicemente a incrementare l'utile, diventando gioco-forza l'ennesima forma di tassazione indiretta che grava sulle famiglie italiane".

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Caso Leuci: da CasaPound carbone alla Fiom, "Sindacato? Solo per chi è tutelato"

Lecco, 6 gennaio - Sacchi di carbone e calze "amare", con scritto "Sindacato? Solo per chi è tutelato". Sono i doni per l'Epifania consegnati alla Fiomn/Cgil di Lecco. A recapitarli non è stata la Befana, ma CasaPound Italia per ricordare la situazione in cui versa il tessuto produttivo locale: 6mila posti di lavoro persi fino al 2013; 25% di disoccupazione giovanile; 15% di giovani sfiduciati che non cercano più lavoro e non studiano; una realtà lavorativa ed economica precaria generalizzata, che preclude qualsiasi possibilità di costruirsi un futuro.

“In tutto questo – spiega Cpi Lombardia – i sindacati, e in particolare la Fiom/Cgil, sembrano dei dinosauri che si dibattono in una pozza di catrame: imbelli e impotenti. Del resto, come il caso Leuci ha definitivamente chiarito, è evidente che la funzione di tutela del lavoratore, finalità primaria per la quale un sindacato dovrebbe lavorare, è venuta meno: davanti a operai in cassa integrazione e futuri disoccupati presentano idee demagogiche, come l’autogestione delle aziende, senza un efficace piano strategico di impresa e un adeguamento delle normative in vigore; non indicano una politica di start up né una che preveda di accompagnare seriamente i lavoratori nel mercato lavorativo; impiegano anni nella concertazioni senza avere le capacità di stilare un piano di rinnovamento e adeguamento dell’attività produttiva alle nuove esigenze del mercato”.
“E' lampante – prosegue Cpi – la frattura insanabile tra le esigenze dei lavoratori, sempre meno tutelati, e le finalità del sindacato, ormai diventato l’anticamera dell'ingresso in politica: un enorme apparato burocratico che serve a fare carriera personale”.

"CasaPound - prosegue l'organizzazione - da anni sostiene la necessità di socializzare le imprese in cui è venuto meno l’interesse del privato, anche con l'intervento diretto dello Stato perché sappiamo che serve molta liquidità per far fronte all’acquisto di macchinari, trasporti, debiti con fornitori. Questo - conclude Cpi Lombardia - è possibile solo con la promulgazione di specifiche norme attuative degli articoli 43 e 46 della Costituzione, norme che nessuna forza politica o sindacale si è mai fatta carico di proporre".

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